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CDD COMITATO DI COORDINAMENTO DIFENDIAMO LA DEMOCRAZIA. OCCORRE riunire e fondere insieme valori cristiani, valori laici, programmi contro le massonerie nere ed i poteri occulti, deviati e non, progetti di democrazia diretta ed economico sociali ridisegnando le ideologie e superando il declino in atto, governato da oligarchi e trasversali alleanze di vertice. ORA LA SUPERGLADIO E' ALLO SCOPERTO

15 Aug

Medici e Psichiatri in conflitto di ruolo.

Pubblicato da CDD Comitato di Coordinamento Difendiamo la Democrazia

Medici e Psichiatri in conflitto di ruolo.

 
I primi sommari bilanci di quanto è accaduto al magistrato Paolo Ferraro disegnano un quadro impressionante. Paolo Ferraro ha il coraggio di denunciare militari, psichiatri, medici e magistrati che hanno coperto o addirittura sono stati i diretti artefici di violenze psicologiche, abusi sessuali e controllo mentale su una cerchia della popolazione civile fatta di donne e bambini. All’interno di tali contesti, sul piano psicologico il conflitto non si manifesta solo tra identità e ruolo sociale. Può riguardare anche ruoli diversi impersonati dalla medesima persona. E perché si generi un problema è necessario che i ruoli implichino raccomandazioni opposte nella stessa area comportamentale. L’esempio prontamente disponibile è quello di un individuo che veste contemporaneamente i panni di medico e militare. E’ noto il problema della duplice lealtà: nei confronti dei pazienti e delle forze armate. E sono anche ben note le pagine della storia in cui medici e psichiatri sono stati complici di trattamenti inumani e torture. Per questo motivo, linee di condotta e codici deontologici riaffermano che ogni medico deve principalmente essere interessato al benessere dei suoi pazienti e guidato dai principi dell’etica medica. Sicché non può giustificare, favorire o partecipare all’abuso sessuale, a attività violente e coercitive per il controllo mentale e tante altre pratiche degradanti in tutte le situazioni, incluso il lavoro nelle forze armate. Allora, sebbene tale personale sia soggetto alla disciplina militare, non può comunque agire se non secondo i doveri propri dei professionisti della salute. Siamo di fronte ad un ruolo inteso come risorsa per fronteggiare eventuali pratiche degradanti come le torture fisiche o psicologiche che siano. Nella denuncia fatta da Paolo Ferraro, secondo voi siamo di fronte a ruoli intesi come risorsa per fronteggiare eventuali pratiche di torture fisiche o psicologiche. Purtroppo no. La complicità dei professionisti medici nella varie vicende è stata infatti ampiamente riscontrata e denunciata dall’allora pm Ferraro. Tutta la documentazione inserita dal magistrato sul web dimostra che l’intero sistema medico-psichiatrico non ha protetto i diritti umani né dell’ex magistrato ma neanche delle vittime civili che hanno subito abusi di ogni tipo all’interno della caserma Cecchignola. Infatti, nonostante alla magistratura fosse noto quanto accadeva alla magistratura già da tempo (ricordiamoci che l’inchiesta fiori nel fango 2 inizia molto prima dell’entrata del pm Paolo Ferraro all’interno della Cecchignola), nessun episodio fu denunciato da parte di sanitari prima che scoppiasse lo scandalo. Ovviamente mi riferisco a tutti quei professionisti medici – psichiatri denunciati da Paolo. Quindi ahimé nemmeno coloro che avevano le risorse di ruolo per contrastarlo hanno fatto nulla. Nel teatro interiore delle singole soggettività, il ruolo di questi medici e psichiatri ha abdicato di fronte a quello militare, anzi più precisamente di fronte agli apparati deviati all’interno delle forze armate. La lealtà non verso i pazienti ma verso soggetti civili colpiti da un’orribile realtà è stata calpestata dalla lealtà di medici-psichiatri e magistrati nei confronti della mission degli apparati deviati delle forze armate.
Di Attard Marco
http://paoloferrarocdd.blogspot.it/2013/08/intervista-paolo-ferraro-distanza-di.html


 


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 Medici e Psichiatri in conflitto di ruolo.
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Mario Comuzzi 08/16/2013 18:32

Complimenti all'autore di questo intervento. Tocca un tema che mi pare ignorato, o tabù; per lo meno oscurato dal fastidioso chiasso di una politica provinciale, surreale nel suo distacco dalla realtà. Mi riferisco ai conflitti di ruolo sollevati dall'articolista, che si possono estendere a tutti i settori della vita pubblica, delle istituzioni, e stravolgono nella pratica il senso e i valori della democrazia.
Per fare un esempio, quando ci si trova davanti a un giudice non sappiamo se appartiene a Magistratura Democratica, o all'Opus Dei, o a Fratellanza Giuridica, o comunque a una delle varie lobby che, in virtù di uno statuto che quel giudice si impegna a rispettare, può creare a priori una condizione di favore per una parte e di sfavore per l'altra.
Lo stesso vale per qualsiasi professionista abbia a che fare in qualche modo con gli interessi dei cittadini. A Trieste il sindaco di un comune minore ha firmato per ben sette volte il TSO per una maestra in pensione, conosciuta e benvoluta da tutti per come ha svolto il suo lavoro per 35 anni. Il TSO era stato richiesto dagli psichiatri e dallo stesso direttore di dipartimento della celebre psichiatria politica di Trieste, sedicente basagliana. Il loro scopo era di mettere a tacere la maestra perché reclamava cure appropriate per la figlia, che invece era reclusa da anni in alloggi dove non entrava mai un medico.
Ebbene, quella signora sindaco firmava non come primo responsabile sanitario di quella comunità, ma per la sua appartenenza politica, la stessa di quegli psichiatri.
Se ci sono pensioni di invalidità per ciechi che guidano l'auto e leggono i giornali, ignoranti che vincono concorsi "ad personam", figli di papà che "ereditano" cattedre universitarie o posti dirigenziali nella sanità, dietro a tutto questo c'è il generalizzato sistema deformante dell'appartenenza, del conflitto di ruolo.
Mario Comuzzi

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